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Il contribuente può destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), firmando in uno dei cinque appositi riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione (Modello Unico PF, Modello 730, ovvero apposita scheda allegata al CUD per tutti coloro che sono dispensati dall’obbligo di presentare la dichiarazione). La scelta di destinazione del 5 per mille e quella dell'8 per mille (Legge 222/1985) non sono in alcun modo alternative fra loro.
Il 5 per mille delle proprie tasse può essere devoluto all'Associazione Niccolò Salanitro per la prevenzione delle malattie cardio-cerebro vascolari - ONLUS firmando nella sezione "Scelta per la destinazione del cinque per mille dell'IRPEF" nel primo riquadro dedicato a "Sostegno delle organizzazioni non lucrative..." e scrivendo il numero di codice fiscale 97424160584: 5 per mille
Ulteriori informazioni sulla destinazione QUI
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News e Ultimi aggiornamenti su...

Ipertensione arteriosa
Martedi 20 Novembre 2007 Autore: Gabriele Martello  
Linee Guida 2007 per il trattamento dell’ipertensione arteriosa
L’ESC (Società Europea di Cardiologia) ha emanato le nuove linee guida europee per il trattamento dell’ipertensione arteriosa. Ecco la traduzione dell’introduzione:
“Storicamente è stata posta maggior enfasi sulla pressione diastolica che sulla sistolica come predittore di eventi cardiovascolari fatali e non. Questo si rifletteva nelle prime linee guida della Commisione Nazionale Congiunta, che non consideravano la pressione sistolica e l’ipertensione sistolica isolata nella classificazione dell’ipertensione. Si rifletteva anche nel disegno dei primi studi clinici randomizzati che quasi invariabilmente basavano i criteri di reclutamento dei pazienti sui valori di pressione diastolica. Tuttavia, un gran numero di studi osservazionali ha dimostrato che morbilità e mortalità cardiovascolare presentano una relazione continua sia con la pressione sistolica sia con la diastolica. È stato riportato che la relazione è meno ripida per gli eventi coronarici che per l’ictus, che è stato perciò etichettato come la più importante complicazione dell’ipertensione. Tuttavia, in diverse regioni d’Europa, anche se non in tutte, il rischio attribuibile, che è l’eccesso di morti dovute alla pressione elevata, è maggiore per gli eventi coronarici che per l’ictus, perché la cardiopatia rimane il più comune disturbo cardiovascolare in queste regioni. Inoltre, sia la pressione sistolica sia la diastolica mostrano una relazione indipendente graduata con l’insufficienza cardiaca, l’arteriopatia periferica e la nefropatia terminale. Perciò, l’ipertensione deve essere considerata un fattore di rischio maggiore per una serie di malattie cardiovascolari e malattie correlate oltre che per malattie che conducono a un marcato aumento del rischio cardiovascolare. Questo, e l’alta prevalenza della pressione alta nella popolazione, spiegano perché in un rapporto dell’OMS la pressione alta è stata classificata come la prima causa di morte nel mondo.”
Il testo completo dell'articolo è disponibile al seguente indirizzo:
http://www.escardio.org/NR/rdonlyres/BDD08786-0F01-4BD1-98DF-E65034A9B134/0/guidelines_AH_FT_2007.pdf

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