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Il contribuente può destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), firmando in uno dei cinque appositi riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione (Modello Unico PF, Modello 730, ovvero apposita scheda allegata al CUD per tutti coloro che sono dispensati dall’obbligo di presentare la dichiarazione). La scelta di destinazione del 5 per mille e quella dell'8 per mille (Legge 222/1985) non sono in alcun modo alternative fra loro.
Il 5 per mille delle proprie tasse può essere devoluto all'Associazione Niccolò Salanitro per la prevenzione delle malattie cardio-cerebro vascolari - ONLUS firmando nella sezione "Scelta per la destinazione del cinque per mille dell'IRPEF" nel primo riquadro dedicato a "Sostegno delle organizzazioni non lucrative..." e scrivendo il numero di codice fiscale 97424160584: 5 per mille
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Dislipidemia
Giovedi 29 Maggio 2008 Autore: Gabriele Martello  
Trigliceridi non a digiuno e rischio di infarto miocardico, cardiopatia ischemica e morte in uomini e donne.
Nella complessa valutazione delle dislipidemie l'associazione tra ipertrigliceridemia e aterosclerosi rappresenta un capitolo eterogeneo e poco chiaro. Infatti è raro riscontrare aterosclerosi in pazienti con livelli di trigliceridi (TG) molto elevati (>2000 mg/dl) affetti da ipertrigliceridemia familiare o sindrome da chilomicroni. Questo per le dimensioni delle lipoproteine plasmatiche troppo grandi per superare la barriera dell'intima vasale. Diversamente è più facile il riscontro di un'aterosclerosi precoce in soggetti con moderata ipertrigliceridemia associata a condizioni assimilabili a dislipidemia mista, sindrome metabolica e dislipidemia di tipo III. In questi casi l'incremento moderato dei livelli di trigliceridi coinvolge chilomicroni e lipoproteine residue a bassa densità (VLDL) presenti nel plasma. Queste lipoproteine ricche di trigliceridi, per le loro piccole dimensioni, penetrano l'intima vasale e restano intrappolate preferenzialmente nelle pareti vascolari.
Si consideri che la pratica clinica corrente prevede la determinazione a digiuno dei TG che esclude la valutazione delle lipoproteine residue ('remnant'); poiché l'aterosclerosi potrebbe essere un “fenomeno” post-prandiale in cui le lipoproteine residue hanno un ruolo dominante e poiché durante gran parte della giornata la maggioranza degli individui è in uno stato prevalente di non-digiuno, la misurazione dei TG a digiuno potrebbe non essere un buon indice predittivo di malattia cardiovascolare.
Questa è l'ipotesi testata nella recente pubblicazione su JAMA dei risultati del Copenhagen City Heart Study, trial clinico prospettico iniziato nel 1976 sulla popolazione danese che ha coinvolto 7587 maschi e 6394 donne di età compresa tra i 20 e 93 anni, seguiti dal 1976-78 al 2004. L'indice di rischio (HR) per incidenza di IMA, cardiopatia ischemica e morte è stato calcolato confrontando i valori della popolazione stratificata per livelli incrementali di TG non a digiuno (livello 1: 88.5-176.1 mg/dl – livello 2: 177.0-264.6 mg/dl - livello 3: 265.5-353.0 mg/dl – livello 4: 354.0-441.6 mg/dl e >442.5 mg/dl) vs una popolazione con valore normale di TG <88.5 mg/dl.
I risultati hanno evidenziato valori di TG non a digiuno progressivamente elevati e correlati direttamente all'incremento delle lipoproteine di colesterolo residuo. Durante i 26 anni di follow up gli eventi registrati sono stati 1793 IMA (691 F, 1102 M), 3479 cardiopatie ischemiche (1567 F, 1912 M) e 7818 morti (3731 F, 4087 M). La valutazione del HR corretto per l'età e per un indice multifattoriale derivato dai fattori di rischio (Ipertensione, BMI, Colesterolo, Diabete, Fumo, Alcool, Attività fisica, Stato menopausale, Ormonoterapia) ha dimostrato un aumento significativo e progressivo del rischio di IMA, cardiopatia ischemica e morte nei pazienti maschi e femmine stratificati per livelli incrementali di TG di 88.5 mg/dl (1 mmol/L).
La maggior parte degli studi precedenti si è focalizzata sull'analisi dei valori a digiuno dei TG senza una valutazione delle lipoproteine residue. Sono stati studiati in prevalenza soggetti nei terzili e quartili più elevati e la capacità predittiva dei valori non a digiuno di TG >442.5 mg/dl (5 mmol/L) è passata quasi inosservata. L'analisi di questi risultati conferma l'ipotesi che i TG non a digiuno sono un fattore predittivo indipendente per eventi CV in entrambe i sessi, anche se con una migliore capacità predittiva nelle donne. La tipologia della popolazione studiata (Danese) non permette di estendere le considerazioni conclusive ad altri gruppi razziali, mentre l'analisi corretta per l'impiego di farmaci ipolipemizzanti (es. statine) induce solo minimi cambiamenti. La modalità di determinazione dei TG ad un tempo casuale dal pasto fa pensare che rispettando un tempo fisso si potrebbe migliorare la capacità predittiva di questi dati. L'ulteriore conferma da altri studi semplificherà i processi di cura attraverso un profilo lipidico non a digiuno per la valutazione predittiva del rischio di aterosclerosi dei pazienti.
Il testo completo dell'articolo è disponibile al seguente indirizzo:
http://jama.ama-assn.org/cgi/reprint/298/3/299

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